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Foreste periurbane, uno scudo contro temperature estreme e inquinamento urbano

Uno studio pubblicato di ENEA evidenzia come le foreste attorno alle città possono aiutare a ridurre la mortalità urbana, in particolare quella legata a temperature estreme (caldo e freddo), e, in misura minore, agli effetti dell’inquinamento atmosferico. La loro efficacia dipende però dalla scelta delle specie di alberi piantate.

Aria in ambiente urbano

In questo lavoro, coordinato da ENEA (Alessandro Anav, Alessandra De Marco, Beatrice Sorrentino e Ilaria D’Elia), in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e il CNR, sono stati analizzati diversi scenari di piantumazione di alberi nelle aree attorno a tre città europee- Firenze, Zagabria (Croazia) e Aix-en-Provence (Francia) - valutando il loro impatto su isole di calore, qualità dell’aria e mortalità e quantificando i costi sanitari associati.

In particolare, per valutare i benefici del rinverdimento sono state simulate due strategie di piantumazione. In entrambe, il 50% dell’attuale copertura vegetale è stato sostituito con alberi: nel primo caso si tratta di specie ad alte emissioni di composti organici volatili biogenici (BVOC), come la quercia farnia (Quercus robur), mentre nel secondo caso sono state prese in considerazione specie a basse emissioni di BVOC come il pino domestico (Pinus pinea) e il pino nero (Pinus nigra).

Dallo studio emerge che la messa a dimora di specie ad alta emissione di BVOC comporta in genere un aumento delle concentrazioni di PM2.5: in media, su scala urbana, l’incremento è dello 0,80% a Firenze e ad Aix-en-Provence e dello 0,12% a Zagabria. Al contrario, l’uso di specie a basse emissioni di BVOC determina variazioni più contenute di PM2.5, con un aumento dello 0,35% a Firenze e dello 0,30% ad Aix-en-Provence, e una lieve diminuzione a Zagabria (-0,07%). Considerando l’ozono, entrambe le strategie di piantumazione mostrano una sostanziale riduzione della concentrazione superficiale legata prevalentemente all’aumento delle deposizioni secche sulle superfici delle piante.

Per quanto riguarda il fenomeno delle isole di calore, i risultati mostrano come nelle tre città campione le foreste periurbane hanno un impatto limitato sulle temperature massime estive, poiché le temperature diurne dipendono prevalentemente dalle condizioni meteorologiche di larga scala; di conseguenza, la vegetazione esercita solo un’influenza marginale sulla modulazione della temperatura urbana. Al contrario, le due strategie di piantumazione hanno un impatto più evidente sulle temperature minime che si verificano tipicamente di notte e sono maggiormente influenzate dalle condizioni locali.

Inoltre, i risultati dello studio evidenziano come l’aumento  dell’urbanizzazione, soprattutto se associato alla completa rimozione  della vegetazione urbana e periurbana, determinerebbe un significativo  incremento dei costi legati alla maggiore mortalità e alle  ospedalizzazioni. L’aumento di mortalità, dovuto principalmente ai  giorni di stress termico, è risultato maggiore a Zagabria (+59,4%),  seguita da Firenze (+13%) e Aix-en-Provence (2,9%), con un impatto  economico stimato fino a 560 milioni di euro a Firenze (708 milioni a  Zagabria e 158 milioni a Aix-en-Provence).

Maggiori informazioni sono presenti nel comunicato pubblicato su ENEAinform@ n 518 del 18 giugno 2026.

Personale di riferimento: 
A cura di: 
Gaia Righini
Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2026