Lotta biologica alla cimice asiatica: ripartono nel Lazio i lanci della vespa samurai
Il 17 giugno 2026 ha preso il via la campagna 2026 di lotta biologica contro la cimice asiatica, progetto della Regione Lazio, al quale ENEA partecipa con il Laboratorio AGRI 4.0 della Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili
Lo scorso 17 giugno ha preso il via la campagna 2026 di lotta biologica contro la cimice asiatica (Halyomorpha halys), specie invasiva che negli ultimi anni ha causato ingenti danni alle produzioni agricole regionali. La strategia di controllo si basa sul rilascio della cosiddetta "vespa samurai" (Trissolcus japonicus), antagonista naturale della cimice asiatica, allevata e distribuita sul territorio da ENEA nell'ambito del progetto finanziato dalla Regione Lazio.
ENEA svolge un ruolo centrale nell'iniziativa, essendo stata autorizzata dal Servizio Fitosanitario Regionale all'allevamento della vespa samurai e alla sua distribuzione sul territorio regionale. Ogni anno nel laboratorio ENEA Agricoltura 4.0 vengono prodotti oltre 10.000 esemplari destinati ai rilasci in campo con l'obiettivo di contenere in modo sostenibile la diffusione della cimice asiatica (Responsabile scientifico del progetto: Raffaele Sasso, entomologo).
Originaria dell'Asia orientale, la cimice asiatica si è diffusa rapidamente anche in Italia grazie all'assenza di antagonisti naturali, provocando gravi perdite economiche soprattutto nelle coltivazioni di nocciolo, kiwi e fruttiferi.
La vespa samurai, nonostante il nome, è un insetto innocuo per l'uomo: misura circa 1,5 millimetri e appartiene all’ordine Hymenoptera, famiglia Scelionidae. Si tratta di un parassitoide oofago altamente specifico che depone le proprie uova esclusivamente all'interno delle uova della cimice asiatica. Le larve si sviluppano nutrendosi dell'embrione della cimice, impedendone così lo sviluppo e dando origine, dopo circa 10-12 giorni, a nuovi adulti pronti a parassitizzare altre uova.
Dal 2024 ENEA ospita un allevamento stabile di Trissolcus japonicusi i cui primi esemplari sono stati forniti dal CREA di Firenze, centro incaricato dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di condurre le valutazioni scientifiche necessarie per autorizzarne il rilascio, verificandone la sicurezza per gli ecosistemi e l'elevata specificità nei confronti della specie bersaglio.
Nel 2026 i siti di rilascio autorizzati dal Ministero dell'Ambiente e individuati dalla Regione Lazio sono 47. Di questi 35 si trovano nella Tuscia, principale area corilicola regionale e tra le più colpite dagli attacchi della cimice asiatica, con danni economici di diversi milioni di euro. Gli altri siti sono distribuiti tra la provincia di Latina, caratterizzata dalla coltivazione del kiwi, e la provincia di Roma, dove prevalgono frutteti di pesco e ciliegio.
Gli enti regionali stanno investendo con decisione su questo progetto di controllo biologico, considerato una strategia sostenibile e potenzialmente risolutiva nel medio periodo. L'obiettivo è ridurre progressivamente le popolazioni della specie invasiva, limitare il ricorso agli insetticidi chimici, contenere i danni alle coltivazioni e favorire il ripristino dell'equilibrio ecologico negli agroecosistemi.
Il progetto, finanziato dalla Regione Lazio, è coordinato da ARSIAL e dal Servizio Fitosanitario Regionale, con il coordinamento scientifico di ENEA e la collaborazione dell'Università della Tuscia. Un ruolo determinante è svolto anche dalle associazioni dei corilicoltori, il cui contributo ha reso possibile l'individuazione dei siti di rilascio e l'attuazione delle attività sul territorio. La collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e comparto produttivo rappresenta un esempio virtuoso di trasferimento delle conoscenze scientifiche in applicazioni concrete a beneficio dell'agricoltura e dell'ambiente.
